Il futuro della filiera zootecnica passa
per la produzione sostenibile e la ricerca

 

Una giornata di studi sulla sostenibilità ambientale, l’evoluzione delle pratiche d’allevamento e la ricerca continua per stare al passo con le esigenze alimentari mondiali. È questo il quadro di riferimento dentro il quale si inserisce l’evento “Sostenibilità: le nuove sfide”, organizzato il 16 gennaio scorso ad Assago da ASSALZOO (Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici) insieme a USSEC (US. Soybean Export Council) e ASPA (Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali). Si è trattato di un’importante occasione per approfondire il tema della sostenibilità in ambito zootecnico partendo dalle materie prime e per arrivare a guardare quanto sta avvenendo in Europa e nei Paesi europei più vicini (Spagna e Francia).
A descrivere la direzione lungo la quale si sta muovendo il Vecchio Continente è stato Nicolas Martin, policy advisor di FEFAC (European Feed Manufacturers’ Federation), che ha indicato i tre capisaldi della “2030 Vision” della mangimistica continentale: sostenibilità, nutrizione animale e gestione della sicurezza dei mangimi. Rispetto alla sostenibilità, in particolare, sono tre le azioni di specificità alle quale il settore zootecnico è chiamato a fare attenzione: rendere efficienti le risorse, responsabilizzare il processo di approvvigionamento e seguire l’evoluzione dell’impronta ambientale. Queste azioni, che si svolgono in concerto con le varie realtà associative della filiera a livello europeo, recepiscono le indicazioni Ue sulla riduzione delle emissioni e rappresentano un importante passo d’innovazione verso la realizzazione di quella circolarità economica che rappresenta l’elemento cardine per ogni azione di compiuta forma di sostenibilità produttiva.
Per comprendere la situazione che la filiera zootecnica è chiamata ad affrontare sono stati presentati i seguenti tre dati che parlano da soli:
si è registrato un aumento della popolazione del 70% tra il 1980 (4,4 miliardi di persone) e il 2018 (7,6 miliardi) e si prevede un ulteriore incremento del 30% per l’anno 2050 (9,7 miliardi);
si prevede un aumento del consumo di latte e derivati dell’8% pro capite dal 2015 al 2030;
si stima aumento del consumo di carne del 10% pro capite tra il 2015 e il 2030.
Mercedes Ruiz, direttrice di Aestivum (realtà nel trading dei cereali) evidenza come questi dati si riflettano sulla produzione dei cereali, quasi raddoppiata (da 1,400 milioni di tonnellate del 1980 a 2,563 nel 2017) grazie all’evoluzione scientifica e al miglioramento delle pratiche. Per tenere il passo con la richiesta mondiale, oltre all’aumento dei volumi, bisogna guardare al rendere efficiente la filiera produttiva. Ruiz indica quattro azioni in tal senso: interconnessione tra le coltivazioni agricole alle dinamiche di distribuzione; ottimizzazione dell’uso del suolo, dell’acqua e degli agenti chimici grazie all’evoluzione della scienza agraria; formazione degli agricoltori e degli attori di filiera; promozione della consapevolezza delle specifiche coltivazioni agricole.

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